Dimostrazione
Dimostrazione lampante
che nessuna consapevolezza
è possibile viene dal fatto
che sussistiamo,
recidivi,
in flagranza di reato.
Cariatide
Sì, io vivo nel regno dello stupendamente inutile,
sì, è lì che risulto formidabile.
Ascolto il grido del prolungato indugio,
gusto la mia triviale alterigia di scotennato
in tempeste traboccanti rischi da spendere.
Mi affido ai salti lussuosi di Cariatide renitente,
alle inconcepibili gesta di strepitosi accidenti.
Vacillare
Decido di vivere nel mondo / sospeso / tra il baratro,
asfalto magnetico su pelle irrequieta.
Mani randagie disegnano geografie ingovernabili,
l’aria ipnotizzante di sorpresa fatale.
Sono equivoco impeccabile, puro agglomerato
d’anchilosi subdola, embolia predatoria, inezia sfibrata,
forfait inappuntabile, verve cauterizzata nel capestro.
Un tipo come me, facile a Vacillare, ritrova il suo centro
gravitazionale in rappresaglie d’affanni,
abominevoli ricostituenti, disordine neurologico,
scisma fecondo di soccorrevoli rovesciamenti.
Enfasi
Canti sia preferibile il letame ai diamanti, perché dal letame
nascono i fiori, mentre dai diamanti non nasce niente.
Enfasi fatta circolare per meglio imbonire.
Già che da qualcosa non nasca finalmente niente
è motivo d’euforia, considerato che noi criminali
con licenza di vita abbiamo posto / nascimento /
a tabù atrofico cerebrale.
Osservando le ristrettezze in cui langui non ti farebbero
comodo una bella manciata di diamanti?
Pensaci bene.
Come?
Scegli il letame perché non vuoi barattare i tuoi valori
con le lusinghe del paganesimo consumista?
Ricordati che il trono del Buddha, posto ai piedi dell’albero
della Bodhi è trono di diamante,
e che secondo Platone l’Asse della terra è fatto di diamante.
Come?
I tuoi principi non sono negoziabili?
Almeno non dimenticare che i diamanti sono i migliori amici
delle ragazze, non so se mi spiego!
E poi, te la immagini Lucy in the Sky col letame?
Essere
Sgomento di moralisti indignati: in questo mondo ormai
Apparire è più importante che Essere!
Essere è presupposto narrativo, congettura, illazione,
non ha valenza pratica, concreta, reale,
si muove nella sfera unica di soggettività astratta, imbrogliona.
Sperso nella nebbia sulfurea delle opinioni
alimenta infondate aspettative
nei confronti d’entità supposte, inventate virtù.
Essere è scaramanzia, memento velenoso, ingiurioso archetipo
che ambisce a connotare pregnanza alla salma dell’umanesimo.
Apparire / Essere / vanità conclamate, turlupinatori, mazzieri.
Giusto per scongiurare vergognose risse tra bifolchi,
avanzo una proposta conciliante che potrebbe risultare
assai utile per entrambe le fazioni: l’autocombustione.
Donna
Non ci si ammazza per una Donna,
si muore per una Donna,
alla volta.
Pestis
Non ho più alcuna malevolenza, niente avversione,
cessato livore, finita ogni asprezza, esaurito l’astio.
Avanti di questo passo potrei persino incontrare
il tragico buffone, la iena del senso di colpa.
Quale onta sopportare, resistere, reggere.
E’ osceno stare sulle difensive, mortificante realizzare
che puoi ancora perdere qualcosa.
Pestis mi ha riadattato a politica di riduzione del danno,
ad automa sciancato, murato nel coma di morte laisser-faire,
ormai privo dell’ora d’aria nel bagno penale
della sopravvivenza di servaggio atomizzato,
nei vagoni piombati del pensiero cinereo fidente.
Evoluzione
Non riusciamo a emanciparci, siamo fatti così,
inabili a ogni avanzamento,
nemici giurati del miglioramento.
Nessuna Evoluzione nella caverna web
per i primati one-line accasciati sulla console.
Seguitiamo a ingoiare carcasse, cani antropofagi
del busines mai emancipati dal lavoro.
Uccidiamo, uccidiamo, uccidiamo come sempre.
Se poi al supposto evoluto giunge voce che sua moglie
se la fa con un altro, egli impugna ancora la clava.
Tecnica, Arte, Creato, sono testimonianza di sporadici,
propizi divertissement, pannicelli caldi en passant
sulle ferite impresse dall’insolente felix culpa.
Non conosciamo Evoluzione, progresso, sviluppo,
sopraffatti da psichiatrie tribali teologiche,
cervelli piallati da homo ideologicus.
Scorrono i millenni, il gioco resta lo stesso: razza vecchia,
genia di servi della gleba che sputano sangue
e rimangono gli stronzi che si meritano di essere.
Precipizio
Ho un solo modo per scongiurare imbarazzanti complicità,
vivere da disadattato.
Distogliersi dai percorsi obbligati instaurando
condizioni di Precipizio.
Padiglioni itineranti di mente inespiabile,
frammenti d’insorto scagliati oltre l’unità di misura
del tempo disciplinato.
Il visibile è la manifestazione di ogni frode.
Onora
Qualche razzista ha scritto: Onora il padre e la madre.
E noi figli e figlie non siamo forse degni?
Eppure siamo le sole vittime innocenti a cui è stata imposta
fatica, malattia e morte.
Nessuno che faccia ammenda per aver sgravato all’inferno
martiri involontari.
Dobbiamo sostenere giustizia per noi maledetti che un giorno
fummo catapultati sul fronte di guerra senza esserci
mai arruolati in nessuna causa.
E’ giunto il momento di nominare il tribunale internazionale
contro i crimini di vita, forzata, non richiesta, obbligatoria.
Si stabiliscano taglie sulle teste dei seviziatori,
le foto dei farabutti diffuse in tutte le latitudini televisive.
Deve risultare inesorabile l’ammonimento per chi intenda
favorire, in spregio al decoro,
la diffusione nelle vie delle città di morituri.
Specchio
Scruto nello Specchio, ispeziono il volto esecrabile, meschino,
le rughe guaste perché ancora calde, l’espressione scimunita
del galeotto nel carcere d’aspettazione, i lineamenti deformati
dai continui pestaggi delle abitudini.
Dentro, negli anfratti, scandaglio le insenature occulte,
guaisco nel cerchio infiammato.
Mi avvicino alla superficie riflettente, riconosco l’inconsulta
signoria del vedere, l’improntitudine di occhi ai quali
ho indirizzato vigorosa disdetta dei loro servigi, e che essi
invece si ostinano testardamente a mantenere aperti.
Lavoro
Sin dai primi strilli lanciati appena espulso
dall’utero materno mi sono inserito perfettamente
nel meccanismo di produzione Lavoro sempre.
Per dirla tutta, già nel liquido amniotico
non mi tiravo indietro, lavoravo.
Sì, questo piccino si dava da fare.
Favorivo la vanagloria di mamma,
che ebbe così agio di sentirsi ragguardevole,
celebrata, tabernacolo magico appetibile.
Trovò il suo senso inserendomi nel Lavoro ovunque.
Dolcissima sadica, recipiente d’estorsione magnanimo,
eroica maitresse, rectum amoroso, spergiuro, mercenario.
Dimenticanza
Ci sono molti per le vie incazzati di brutto
perché anche oggi si sono dimenticati di morire.
Io non li capisco questi inconsolabili smemorati,
ci vuole poi così tanto a prendersi un appunto?
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